Benessere individuale e comunità: 1+1 = 3

Perché 1+1=3? Per evidenziare che le potenzialità di un gruppo sono maggiori della semplice somma delle capacità individuali.

Il concetto di benessere, in costante evoluzione, nel corso degli anni ha subito numerose modifiche che hanno condotto ad una visione più ampia e completa. Oggi è inteso come uno stato complessivo di buona salute fisica, psichica e mentale e non più come assenza di patologie. Il benessere dell’individuo risiede dunque sia nella dimensione biologica dell’organismo sia nella qualità della relazione che la persona ha con sé stessa, con gli altri e con il mondo. Questa visione bio-psico-sociale ha ricevuto notevoli conferme medico-scientifiche ed è attualmente il punto cardine di molte discipline e correnti di pensiero occidentali e orientali. Comunemente il benessere viene percepito come una condizione armonica tra uomo e ambiente, risultato di un processo di adattamento a molteplici fattori che incidono sullo stile e sulla qualità della vita.

Nel rapporto della Commissione Salute dell’Osservatorio Europeo su sistemi e politiche per la salute (OMS) è stata proposta la definizione di benessere come “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale di ben-essere che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società“. Quindi l’idea di benessere è sempre più incentrata sulla presenza di comportamenti che migliorino il livello di soddisfazione personale ed è un processo dinamico alla ricerca di un adattamento funzionale con l’ambiente.

Numerose ricerche hanno confermato che il benessere è favorito soprattutto dalla partecipazione sociale e dal senso di comunità che favorisce la percezione di una maggiore autostima e di un maggiore sostegno: quindi è il risultato anche e soprattutto delle relazioni che instauriamo con le strutture sociali, gli ambienti fisici e più in generale con la nostra cultura, relazioni che costituiscono e danno significato alla nostra vita.

La percezione di avere uno scopo da raggiungere e la sensazione di riuscire ad avvicinarvisi sempre di più può essere di per sé un fattore che conferisce significato alle azioni ed alla vita ed il suo raggiungimento, ma anche già averne il progetto da perseguire, può originare benessere.

Vari studi (Barnett & Hyde, 2001) hanno indicato che gli individui percepiscono le loro identità di ruolo come fonti di significato, di scopo e di guida del comportamento mostrano minori problemi sia a livello fisico che psicologico, sviluppano maggior autostima e minor sentimenti depressivi.

L’appartenenza ad un gruppo o ad una comunità accompagnata da un senso del “noi”, cioè da un senso di appartenenza e identificazione con esso offre una rete di relazioni e di sostegno che ci aiutano a moderare o tamponare gli eventuali effetti negativi sulla salute fisica e psichica di eventi psicosociali stressanti e/o a rischio: i legami sociali non solo favoriscono un miglior adattamento, ma sono anche in grado di diminuire i tassi di mortalità e di morbilità. I soggetti con scarsi legami sociali hanno mostrato avere una mortalità da due a cinque volte più alta rispetto ai soggetti più integrati socialmente.

La promozione della salute e del benessere passa necessariamente attraverso mutamenti nell’organizzazione sociale ed ambientale, e l’adozione di politiche pubbliche coordinate e coerenti: salute e benessere devono vedere il singolo collocato in un ambiente il più possibile sano ed accogliente, ma anche inserito in quello che potremmo definire come un buon ecosistema relazionale e culturale.

Tra gli elementi Importanti che concorrono a creare benessere vi è la libertà e la capacità di dare voce alle emozioni ed ai sentimenti, materializzandoli e mentalizzandoli, attraverso i molti linguaggi che appartengono all’umanità. Mentalizzare significa comprendere il comportamento nostro e degli altri nei termini di pensieri, sentimenti e desideri: rappresenta una conquista evolutiva fondamentale.

Oggi libertà è anche la possibilità di utilizzare nuove conoscenze e  nuovi strumenti in modo consapevole ed integrato: dalla biochimica del cervello alla psicologia sperimentale, dalla neurobiologia della mente all’endocrinologia ed alla genetica. Oltre le mode ed ambivalenze del mercato la ricerca scientifica ha tracciato linee guida di grande chiarezza ed efficacia per rispondere alle esigenze dell’individuo.

Oggi sappiamo che la malattia è prodotta da molteplici cause e non solo biologiche: mente –cervello – corpo sono in interazione ed interrelazione continua tra loro e l’ambiente e, come ha evidenziato il Nobel Eric Kandel, le esperienze sono in grado di modificare l’espressività genica e lo sviluppo delle reti neurali.

Anche per questo è importante che chi gestisce la vita amministrativa e politica sia in grado di assumersene la responsabilità etica: nelle loro/nostre mani è contenuta la qualità del futuro.

Viviamo in una epoca caratterizzata dall’emergenza e dal degrado a molti e svariati livelli, una “epoca delle passioni tristi”(come hanno scritto Miguel Benasayag, filosofo argentino, e Gérard Schmit, psichiatra francese). Passioni tristi significa che non c’è più progetto, non c’è più ideazione, non c’è più appartenenza, non c’è più identificazione. Il crollo delle ideologie e delle Idee ha fatto sì che non c’è più un luogo attorno al quale avvolgere le proprie passioni, e perciò il proprio progetto.

I servizi di psichiatria vedono crescere il numero di giovani che accusano forme di disagio psichico. Un fatto allarmante, sintomo di un malessere generale che permea la società. Un fenomeno che costringe a interrogarci su che cosa si basa la nostra società, su quali sono le cause delle paure che ci portano a rinchiuderci in noi stessi. I problemi dei più giovani sono il segno visibile della crisi della nostra cultura. Si continua ad educare i giovani come se questa crisi non ci fosse, ma la fede nel progresso è sostituita dal futuro visto come minaccia, dalla brutalità che identifica la libertà con il dominio di sé, del proprio ambiente, degli altri. Ci viene insegnato che il nostro valore dipende dalla nostra capacità di acquisto e consumo e siamo governati dalla pubblicità utilizzata come forma di seduzione. Sembra che tutto debba viversi all’istante, sentiamo di non avere più tempo e ci sentiamo depressi e senza speranza. Respiriamo in un mondo in cui tutto è apparentemente e seducentemente possibile e la trasgressione è di regola. Per superare la crisi è necessario riconoscerla e fronteggiarla: è necessario allearsi e condividere la ricostruzione. Questo richiede passione e coraggio: il coraggio di aprirsi al nuovo con mente aperta ad accogliere nuovi modi di interpretare il mondo e se stessi.

Il disagio della postmodernità nasce da un genere di libertà nella ricerca del piacere che assegna uno spazio troppo limitato alla sicurezza individuale.

La radice del problema starebbe quindi nella cura che l’uomo deve a sé stesso.

Il benessere è quindi un concetto complesso che include diverse sfaccettature e dimensioni che possono essere soggettive, sociali, psicologiche ed è inoltre strettamente correlato anche allo stato di salute. Carol Ryff, dell’University of Wisconsin-Madison, si dedica al concetto di benessere da molti anni ed ha evidenziato i 6 passi principali per il suo raggiungimento.

  1. Avere un atteggiamento positivo verso sé stessi (accettazione di sé): cioè essere contenti di noi stessi così come siamo.
  2. Stare bene e sapersi fidare degli altri: creare legami affettivi stabili e duraturi nel tempo.
  3. Sviluppare una propria autonomia sia di pensiero che di azione: saper rimanere coerenti con i propri punti di vista nonostante pressioni o giudizi contrari provenienti dall’esterno, evitando quindi di preoccuparsi troppo per le aspettative e le valutazioni degli altri.
  4. Imparare a gestire al meglio gli affari e le dinamiche quotidiane di tutti i giorni agendo sul contesto circostante e padroneggiandolo con sicurezza, rispettando i propri bisogni e valori personali.
  5. avere uno scopo nella vita e obiettivi significativi che ci inducano a prendere una direzione.
  6. Lavorare su sé stessi e mantenere un atteggiamento di continuo sviluppo, crescita ed espansione grazie anche alla voglia di affrontare nuove esperienze.

Siamo alla soglia del nuovo anno: nella nostra nuova agenda dei sogni mettiamo anche l’impegno a realizzare questi sei passi. Magari anche dedicandoci alla nostra Pecetto.

Alessandra Bianconi

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